Giovanni Antonio Di Giacomo

Vann'Antò

Vann’Antò, pseudonimo di Giovanni Antonio Di Giacomo, nasce a Ragusa, nell’allora provincia di Siracusa, il 24 agosto 1891. Dal 1945 insegna Storia delle tradizioni popolari presso l’Università di Messina, dove muore il 25 maggio 1960. La propensione allo studio lo preserva da un destino di minatore, lavoro del padre e dei fratelli: passa così dal Ginnasio a Ragusa al Liceo a Siracusa e quindi alla Facoltà di Lettere a Catania, dove si laurea nel 1914. Risale a quegli anni la fondazione a Ragusa, con Luciano Nicastro, de “La Balza”, foglio carico di fermenti ribellisti che, con l’aggiunta in direzione di Guglielmo Jannelli e il trasferimento della rivista a Messina, diviene per un numero – il primo della nuova serie – “La Balza. Quindicinale Futurista”, per i successivi due “La Balza Futurista”. Un’esperienza breve, ma bastevole a immettere una ventata di aria fresca in un contesto arretrato. La fascinazione per il Futurismo è da leggersi proprio in questo senso: un tentativo di allontanarsi da consuetudini culturali e linguistiche fuori tempo massimo, senza perciò supporre connessioni vitali con l’ideolo-gia di Marinetti. Ciò che interessa maggiormente Di Giacomo è l’approfondimento delle sue radici popolari, evidente nella raccolta di poesie in dialetto Voluntas tua (1926), cui seguiranno Il fante alto da terra (1932), La Madonna nera (1955), Fichidindia (1956), U vascidduzzu (1956) e ‘A pici (1958), edizione riveduta e con traduzione a fronte della serie A pruvulista di Voluntas tua.

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