Mario Soldati nasce a Torino il 17 novembre 1906. Già nella prima adolescenza è avverso al fascismo; a metà degli anni Venti inizia una sentita collaborazione con diversi giornali cattolici torinesi.
Nel 1927 consegue la laurea in Lettere avendo come relatore lo storico dell’arte Lionello Venturi, grazie al quale ottiene una borsa di studio alla Columbia di New York.
Rientrato in Italia, accanto all’attività pubblicistica, avvia quella di sceneggiatore (Eugenia Grandet, 1947; Daniele Cortis, 1947; Questi fantasmi, 1954) e di regista (Due milioni per un sorriso, 1939; Piccolo mondo antico, 1941; Donne e briganti, 1950; Policarpo, ufficiale di scrittura, 1959), pur non abbandonando mai la prosa.
Nel 1954 vince il Premio Strega con Le lettere da Capri, nel 1970 il Premio Campiello con L’attore e nel 1978 il Premio Napoli con La sposa americana. Muore a Tellaro, La Spezia, il 19 giugno 1999.
Che cos’è, mi chiedo, il segreto della Sicilia, della sua estrema bellezza, del suo incanto misterioso e onnipresente? Non c’è alcun dubbio: questo segreto è lo spazio, la grandiosità, la grandezza di tutte le sue strutture, che sono ancora feudali, ad ampie linee, a immensi orizzonti: e mai sminuzzate, mai cincischiate, mai piccolo-borghesi!