Poi viene il giovedì santo. San Giorgio, nella sua lucente statua viene portato fuori. Esso non può raggiungere mai la parte bassa della città; laggiù è re San Pietro.
In luglio, Moduca si arroventò, prese colori violenti. Il suolo bruciava; in alto, pareva che il cielo color neve fresca dovesse sciogliersi, al contatto delle cime. Verso il crepuscolo, le nuvole venivano a fare giuochi di luce, concentrando il folgorare del sole sulla cupola di San Giorgio che, per un momento, esisteva essa sola, nel deserto dell'ombra. Poi la luce si partiva concordemente, dalla chiesa di San Giorgio e dal frontone di un palazzo ancora illuminato, come al segnale di un grido misterioso, che gli uomini avvertivano, pur senza udirlo. Era il grido delle rondini.
Patria dolente. A quel sassoso inciampo Danna i progressi tuoi Sorte inclemente Ove de' Marmi al fremito cadente Ten corri, o Mozia, a mendicar lo scampo.
Lo sciclitano, ch'era santocchio, per esser più sicuro voleva sapere l'ora e il modo della sua morte; e ogni giorno in chiesa lo domandava a gran voce al Cristo, ch'era sull'altare.
Resta sul campo a troneggiare, con la sua corazza, la sua spada e la sua corona d'oro, la bellissima guerriera, che ogni anno torna, sfolgorante nella luce d'aprile, dalla penombra della chiesa, nell'arioso, vasto teatro della piazza di Scicli, di Scicli la Inclita, la Vittrice.
Scicli per me è più reale di Roma […]. Anche la percezione del tempo qui ha una valenza più ossessiva e lampante: il nostro congenito senso di perennità vacilla in ogni istante del giorno nel confronto costante e involontario fra presente e passato.
Visto così, da lontano e dall'alto, Scicli era quello che si dice la Sicilia. Una comunità di gente ricca di vita, compressa, atterrita, deformata da secoli di dominazione, che troppo intesa a succhiarne il sangue, non ne ha potuto succhiare la vita.
Che cosa era il suo dramma se non una piccola ombra fuggevole, un atomo di sofferenza, una lacrima che cade da un volto sospeso sul mare, nel mare?
Troverai in qualche porto, un molo deserto ghigliottinato dall'ombra, nel quale non cercan rifugio le navi d'alcun paese.
Allora urlai: Lasciateli! E mi stesi supina davanti alle ruote del camion. Mi ucciderete, ma voi non passate.