Emanuele

Giudice

Emanuele Giudice nasce a Vittoria. Laureatosi in giurisprudenza presso la Facoltà di Catania, divenuto avvocato, inizia dapprima la professione forense, per poi divenire dirigente della Cassa mutua commercianti e successivamente dell’Unità Sanitaria di Ragusa. Rappresentante della tradizione cattolico-democratica in provincia di Ragusa, per 40 anni si è dedicato all’impegno politico, ricoprendo numerosi incarichi, tra cui quello di vicesindaco di Vittoria, segretario comunale, provinciale e consigliere nazionale della Democrazia Cristiana.

Negli anni dal 1985 al 1988 è stato presidente della Provincia di Ragusa e, dal 1988 fino al 1992, vicepresidente della stessa. Ha sempre militato nella corrente di base della sinistra Dc, ed è stato, in tante battaglie di civiltà politica. All’inizio degli anni ’80 si è dedicato alla scrittura, e i suoi interessi letterari si sono rivolti alla saggistica, alla narrativa, alla poesia e alla drammaturgia poetica. Ha collaborato con giornali e riviste su temi di cultura, commento politico e costume. Sue opere sono recensite in diverse antologie.

Nel 1993, nel pieno svolgimento della guerra in Bosnia Erzegovina, insieme ad un gruppo di cittadini di Vittoria, Emanuele Giudice contribuisce a fondare l’associazione “per i diritti umani”, riuscendo con tale strumento a far giungere in città un gruppo di circa 40 profughi che erano fuggiti dai bombardamenti della guerra, alcuni dei quali sopravvissuti al massacro di Srebrenica. Il gruppo di bosniaci, composto prevalentemente da donne e bambini, si integrò pienamente in città e molti di loro ancora vi abitano.

Nel 2001 scrive il suo primo romanzo La morte dell’agave, romanzo ambientato in Sicilia, ma con una trama di fatti e implicazioni che si estendono fino a Milano. Nel 2003 scrive Il Poeta e il diavolo, suo secondo romanzo, il cui tema narrante è la brutalità ed immanenza del male. Nel 2002 ad Emanuele Giudice viene assegnato il Premio della cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Emanuele Giudice ha scritto anche sui temi della Passione di Cristo, della Crocifissione e della Resurrezione, compendiati nel Dramma Sacro, sacra rappresentazione del Venerdì Santo della Città di Vittoria, e in Resurrectio, rappresentazione sacra della Domenica di Pasqua, nella stessa città iblea. Il suo teatro sacro fa trasparire la sua fede in un cattolicesimo progressista, sempre rivolto ai poveri e agli ultimi, all’uomo sofferente, inquieto e pieno di interrogativi.

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