Biagio

Pace

Biagio Pace nasce a Comiso il 13 novembre 1889, è stato un archeologo accademico e politico italiano. Di nobili origini, conseguita la maturità classica nel 1912 si laureò in lettere  all’Università di Palermo. Subito dopo, partì per la Grecia dove frequentò per due anni la Scuola archeologica italiana di Atene. Nel 1917 ottenne per incarico la cattedra di archeologia all’Università di Palermo, successivamente insegnò all’Università di Pisa e all’Università di Napoli, dove fu anche preside della Facoltà di Lettere. Dal 1933 al 1936, fu presidente del Consiglio superiore delle Antichità e delle Belle Arti. Dal 1936 insegnò Topografia dell’Italia antica all’università La Sapienza di Roma.

Aderì nel 1921 al Partito Nazionale Fascista e nel 1924 fu eletto deputato alla Camera per la Sicilia nel listone fascista, rieletto con il PNF nel 1929 e riconfermato nel 1934, fino alla caduta del regime fascista, nell’agosto 1943. Dopo la firma dell’armistizio fu epurato e sospeso dall’insegnamento per essere reintegrato nella propria cattedra universitaria sei anni dopo. Morì improvvisamente a Comiso, il 28 settembre del 1955.

Nel 1927, assieme a Filippo Pennavaria, fu uno dei fautori del riconoscimento della nuova provincia di Ragusa. Fu presidente, dal 1929 al 1944, dell’Istituto nazionale del dramma antico (INDA di Siracusa). Fu anche presidente della Commissione legislativa per l’Educazione Nazionale e in questo periodo, si adoperò affinché anche nella sua città natale – Comiso – venisse istituito un liceo classico. Grazie alla sua influente posizione politica nazionale, riuscì negli anni ’30 a far approvare alcune importanti normative che regolamentavano l’individuazione, la tutela e la gestione dei beni antichi, culturali e ambientali.

Allievo di Antonino Salinas e di Paolo Orsi, fu uno dei maggiori studiosi della Sicilia antica, a lui si devono i ritrovamenti in Sicilia degli antichi insediamenti di Camarina (Kamares), di Mozia, di Selinunte e della Villa del Casale di Piazza Armerina, oltre a numerosi studi sulla Sicilia bizantina e barbarica. La sua linea di ricerca storica prese tuttavia le distanze dai precetti teorici dell’Orsi, fondati sul positivismo storico, per orientarsi più verso quelli dell’altro suo maestro, il Salinas, incentrati su una visione totale, interdisciplinare e comparativa della storia, approccio più consono alla natura ed alle caratteristiche della variegata e complessa storia siciliana, interpretata da un punto di vista diacronico partendo dai primi popoli autoctoni dell’isola.

Fra i suoi meriti c’è anche quello di aver individuato un’antichissima strada che collegava Kamarina alle principali città greche, indigene e puniche della Sicilia orientale e occidentale, la “trasversale sicula”. Oggi i suoi studi sono stati ripresi da un gruppo di archeologi e appassionati di storia e topografia per dare vita a un unico percorso: l’Antica Trasversale Sicula. Vie di vita e di commercio, lungo le quali si combinavano interessi economici, religiosi e militari. Un cammino che partendo dal porto greco di Kamarina, tocca il Castello di Donnafugata, le città di Comiso, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e si sviluppa, con altre 30 tappe, lungo tutta l’isola fino ad arrivare alla laguna di Mozia, antichissimo insediamento punico. Attraverso questa via passavano sale, grano, olio, vino, miele e zolfo, attraversando templi e santuari greci, riserve naturali, fiumi e laghi, borghi, alberi secolari, siti riconosciuti dall’UNESCO per la loro unicità.

Della sua vasta opera vanno ricordate in particolare la Introduzione allo studio dell’archeologia (del 1934, e ampliata nel 1947) e soprattutto i quattro volumi di Arte e civiltà della Sicilia antica (1935-49): I fattori etnici e sociali (Vol. I, 1935, pp. 503; II ed. postuma, 1958, pp. 594), Arte, ingegneria e artigianato (Vol. II, 1938, pp. 528), Cultura e vita religiosa (Vol. III, 1945, pp. 731), Barbari e bizantini (Vol. IV, 1949, pp. 557).

Nel 2012, per iniziativa dell’Assessorato ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Sicilia, gli è stato intitolato il nuovo polo museale interdisciplinare di Ragusa (già Museo archeologico ibleo).

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